La storia di Giovanni

Giovanni, che è nel mondo del lavoro da molto anni, è preoccupato per le notizie riguardo al sistema pensionistico italiano.
Sta quindi pensando di affiancare alla previdenza obbligatoria una previdenza complementare.
Giovanni: “Mia nonna è in pensione dall’età di 55 anni, ho sentito dire che io invece andrò in pensione a 67 anni o più. E’ vero? E quanto prenderò?”
Prevedere quando andrai in pensione è difficile, ma è vero che i nostri nonni sono stati fortunati e che non sarà così per noi.
Loro si sono andati in pensione giovani e con un assegno che era anche l’80% dell’ultimo reddito.
La nostra pensione arriverà più tardi è rischia di essere anche molto più bassa perché dipenderà da quanto abbiamo versato di contributi durante la nostra vita lavorativa.
Giovanni: “che cosa sono i contributi?”
Per contributi intendo quella parte della tua remunerazione come lavoratore dipendente o come lavoratore autonomo che va nelle casse dell’INPS, il principale ente previdenziale italiano (ve ne sono anche altri, ma il discorso è simile).
Sono i contributi previdenziali che pagano le pensioni dei nostri nonni.
C’è un patto fra generazioni: ci facciamo carico delle pensioni degli anziani, sperando che domani i nostri figli si facciano carico delle nostre.
La somma dei contributi versati nella tua vita lavorativa più gli “interessi” maturati, capitalizzati annualmente, sarà utilizzato per calcolare l’importo della tua pensione.
Come?
La tua pensione annuale sarà una percentuale del capitale accumulato legata la numero di anni per cui probabilmente percepirai la tua pensione, quella che si chiama cioè la tua speranza di vita.
Ipotizzando una vita media dopo la pensione di 20-25 anni, questa percentuale sarà introno al 4-5%. Tanto maggiore è la tua speranza di vita, tanto più piccola sarà la percentuale da applicare al capitale accumulato.
Giovanni: “Quindi più guadagno e più avrò di pensione?”
Esatto: è importante avere una vita lavorativa continua, senza pause come anni di disoccupazione.
Attento, abbiamo detto pure che la pensione dipenderà dal numero di anni per cui probabilmente la percepirai.
Prima andrai in pensione e più saranno gli anni in cui potresti percepire la pensione; non ti sorprenderà dunque che per far quadrare i conti la percentuale applicata al capitale accumulato per determinare l’importo annuale della pensione sarà più bassa.
Giovanni: “Dove trovo informazioni specifiche sul mio caso?”
Sul sito internet dell’INPS trovi delle simulazioni su come sarà la tua pensione.
Non prenderle per oro colato, sono solo previsioni, ma ti aiutano a capire come andrà a finire e magari scoprirai che la tua pensione sarà solo metà del tuo ultimo reddito.
Giovanni: “Caspita! Cosa posso fare quindi?”
Dovresti iniziare a mettere da parte per la pensione.
Anche 50 € al mese, investiti con oculatezza, possono portarti ad accumulare, col tempo, un capitale di tutto rispetto che ti aiuterà a integrare la tua pensione.
Per esempio 50 € al mese per 30 anni possono diventare poco meno di 35.000 € se investiti in obbligazioni e oltre 70.000 € se investiti in azioni.
Attento! Questa è solo una simulazione ma questi dati sono compatibili con i rendimenti a lungo termine di obbligazioni ed azioni.
Giovanni: “Mi stai consigliando un fondo pensione?”
Il fondo pensione è quanto il legislatore mette a tua disposizione per integrare la tua pensione incentivandoti con delle agevolazioni.
Non aspettarti chissà cosa, ma vediamole.
In primo luogo sui risparmi che versi nel fondo pensione ottieni uno sconto sulle tasse:
puoi dedurre dal reddito fino a poco più di 5.000 € all’anno.
Una volta in pensione, quando il fondo ti verserà una rendita integrativa, sarai tassato con aliquote più basse rispetto alle normali aliquote IRPEF, sotto il 15%.
In secondo luogo i guadagni del fondo pensione sono tassati in modo meno penalizzante rispetto agli altri investimenti.
In terzo luogo, se si un lavoratore dipendente e scegli il fondo pensione dedicato a chi ha il tuo contratto di lavoro, detto fondo di categoria, la tuia azienda è costretta a metterci qualche soldo di tasca sua per arricchire la tua pensione, in genere è l’1% della tua retribuzione. Non è molto, ma è mattone su mattone che si costruiscono i castelli previdenziali.
Giovanni: “C’è qualche rischio?”
Brutte sorprese non dovresti averne a patto che il legislatore non stravolga la normativa esistente.
Tuttavia, ci sono degli aspetti che dovresti tenere in considerazione.
Ad esempio, a seguito della riforma pensionistica, se hai iniziato a lavorare dopo il mese di aprile 1993 e sei un lavoratore dipendente e lavori in una azienda con più di 50 dipendenti allora tutto il TFR, cioè la liquidazione, andrà nel fondo pensione. Quindi se ti licenzi non avrai più questi soldi, ma dovrai aspettare la pensione per riceverli.
Ovviamente ci sono delle eccezioni: è previsto che tu possa riceverli in particolari casi, come ad esempio se resti disoccupato a lungo.
Giovanni: “Dato che sono un lavoratore dipendente, cosa mi dici del fondo di categoria?”
Per avere il contributo del datore di lavoro devi aderire al fondo di categoria almeno per la quota minima prevista dai regolamenti, generalmente intorno all’1% del tuo stipendio, ma nulla ti impedisce di aderire anche ad un altro fondo, scelto liberamente fra i fondi sottoscrivibili da tutti, anche dai lavoratori autonomi. Si tratta dei fondi pensione aperti.
Sarebbe opportuno scegliere il fondo pensione con gli stessi criteri che useresti per un normale fondo comune: preferire, quindi, chi in passato ha avuto una performance superiore al mercato.
Non è una garanzia per il futuro, ma è presumibile che in questo caso il gestore del fondo sia capace.
A parità di bravura del gestore, poi, ti consiglio di preferire prodotti con costi accessori bassi: più paghi, meno soldi restano per la pensione.
Puoi anche investire in un PIP, acronimo di Piano Pensionistico Individuale, ossia i piani pensionistici di tipo assicurativo alternativi ai fondi pensione.
Ti consiglio però di stare attento ai costi, che possono essere anche assai significativi e superiori a quelli dei fondi.
Giovanni: “Ho capito. Concludendo, mi consigli di scegliere un fondo che investe in azioni o uno che investe in obbligazioni?”
Per i fondi pensione vale una regola base: scegli in base al tuo orizzonte temporale.
Se sei giovane e ti mancano 30 o 30 anni alla pensione scegli un fondo azionario. Inizialmente vedrai i tuoi risparmi sull’otto volante, ma con 30 o 40 anni davanti a te, poi tranquillamente recuperare una eventuale performance iniziale negativa.
A fronte di una elevata volatilità tipica dell’investimento azionario, nel lungo periodo avrai un rendimento soddisfacente.
Quando gli anni che ti mancheranno alla pensione saranno meno di 20 inizia a dedicare i tuoi nuovi versamenti ad un fondo bilanciato azionario, per non investire più del 75% dei tuoi soldi in azioni.
Col passare del tempo riduci via via la quota di azioni: passa prima ad un fondo bilanciato, poi ad un bilanciato obbligazionario e infine a un fondo obbligazionario.
A pochi anni dalla pensione sposta tutto quello che hai accumulato in un fondo che investe in obbligazioni a breve termine. Renderà pochissimo, ma a quel punto non dovrai più rischiare.
Giovanni: “Va bene, grazie. Terrò bene a mente i tuoi consigli!”
La storia di Giovanni è tratta da un video elaborato dal Politecnico di Milano che puoi vedere cliccando qui
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