La polizza di RESPONSABILITA’ CIVILE DEL CAPOFAMIGLIA è un chiaro esempio del MECCANISMO DI PROTEZIONE ASSICURATIVA.
A fronte di una piccola spesa si ha una elevata protezione per eventi che hanno un limitata probabilità di accadere, ma che non sono impossibili.
Un vaso tenuto sul balcone che cade accidentalmente e ferisce un passante, un animale domestico che morde un ciclista o un figlio che danneggia un oggetto di valore di un conoscente.
Si tratta di eventi rari ma che, in alcuni casi, rischiano di erodere i nostri risparmi.
È possibile tutelarsi, giocando d’anticipo.
Mediante la polizza di RESPONSABILITA’ CIVILE DEL CAPOFAMIGLIA, che copre i danni provocati a terzi non solamente dai figli minori, ma anche da qualsiasi membro della famiglia.
La cronaca recente ha (purtroppo) riacceso i riflettori sulla esigenza di proteggere il proprio patrimonio da richieste di risarcimento di danni, che potrebbero eroderlo o addirittura essere superiori.
IL CASO DI CHIARA JACONIS
Domenica 22 settembre 2024, la turista 30enne di Padova è morta mentre era in vacanza a Napoli, colpita in testa da una statuetta di onice, caduta da un balcone.
Dalle prime ricostruzioni il tragico incidente sarebbe stato causato da un bambino, al quale sarebbe sfuggito di mano.
La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo a carico dei genitori del bambino, che sarebbero indagati per il reato di omicidio colposo.
Perché indagare i genitori, che non hanno compiuto il fatto?
Il Codice Penale (art. 97) stabilisce che chi non ha ancora compiuto i 14 anni non può essere perseguito e che (art. 591) “chiunque abbandona una persone minore di 14 anni…è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni”. La giurisprudenza è concorde nell’affermare che i genitori hanno l’obbligo di impedire che i figli minori commettano dei reati.